Con il Sulcis (o giù di lì)
I minatori del Sulcis sono risaliti in superficie, avendo deciso di sospendere l’occupazione dei pozzi. Il governo ha assicurato che la miniera non chiuderà a fine anno e ha impostato un piano per la realizzazione di un polo tecnologico del carbone pulito. Può essere una delle tante esercitazioni programmatiche svolte a copertura di una operazione assistenziale, simile a quelle che hanno illuso e poi deluso i lavoratori per decenni, oppure l’avvio di un’operazione di riconversione seria e ragionevole. I lavoratori e le lavoratrici del Sulcis non meritano un’altra manovra dilatoria, un’altra menzogna temporaneamente rassicurante, ma priva di contenuti reali.
10 AGO 20

I minatori del Sulcis sono risaliti in superficie, avendo deciso di sospendere l’occupazione dei pozzi. Il governo ha assicurato che la miniera non chiuderà a fine anno e ha impostato un piano per la realizzazione di un polo tecnologico del carbone pulito. Può essere una delle tante esercitazioni programmatiche svolte a copertura di una operazione assistenziale, simile a quelle che hanno illuso e poi deluso i lavoratori per decenni, oppure l’avvio di un’operazione di riconversione seria e ragionevole. I lavoratori e le lavoratrici del Sulcis non meritano un’altra manovra dilatoria, un’altra menzogna temporaneamente rassicurante, ma priva di contenuti reali. Tutti hanno capito che si tratta di persone serie, che hanno davvero voglia di lavorare, che anche nei momenti di maggiore esasperazione hanno mantenuto una condotta piena di dignità. Non è facile trovare soluzioni che rendano competitiva nel mercato attuale una produzione di carbone di bassa qualità, se non (forse) con un alto tasso di impiego delle nuove tecnologie. Da questo punto di vista l’impegno del governo nazionale e di quello sardo va nella direzione giusta.
E’ lecito purtroppo, in base alle esperienze precedenti, nutrire dubbi sulla capacità e la volontà (e la possibilità economica) di realizzare questi progetti perseguendoli con la tenacia e la fantasia necessarie anche quando si saranno spenti i riflettori sulla protesta. Anche chi esprime una netta ostilità nei confronti dell’assistenzialismo e dell’intervento diretto dello stato nell’attività produttiva deve riconoscere che il caso della Carbosulcis merita un’attenzione speciale, non può essere liquidato ricorrendo agli schematismi freddi, seppure razionali, di una visione generale pur giusta. C’è un fattore umano e sociale che non è ripetizione retorica di slogan ma che esprime una vera sofferenza e una vera passione per il lavoro, che non può essere trascurato. Naturalmente la miniera non può restare com’era. Sarà necessario chiedere anche ai lavoratori sforzi di riconversione, perché è evidente che la trasformazione esige cambiamenti anche radicali di vari fattori della produzione. La dignità dei minatori impone in primo luogo che si dica loro la verità.